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Intestino ed immunità

Ognuno interpreta a modo proprio le dinamiche intestinali, spesso però queste sono spesso inesatte e frutto di luoghi comuni.  Ad esempio: si dice che l’assunzione di fermenti lattici faccia bene alla flora batterica intestinale, quindi la regolare assunzione dei medesimi sia da consigliarsi a tutte le età. Sarà cosa corretta? Si nutre qualche dubbio... L’ impiego di prodotti contenenti fermenti lattici dovrebbe rispettare alcune regole:
1) il ceppo batterico (qualsiasi) dovrebbe vivere ed essere conservato in ambiente secco (privo di umidità ), infatti se si mescolasse un ceppo su  vari substrati, il ceppo si inumidirebbe e si inattiverebbe. Dovrebbe essere  conservato a basse temperature. 
La maggior parte dei prodotti in commercio se fosse sottoposta ad analisi evidenzierebbe che i batteri dichiarati (Acidophylus, Bifidum etc) sono quasi tutti inattivi, quindi il prodotto sarebbe poco utile.
Il consumatore  dovrebbe adoperare:
-  probiotici quasi "freschi" (prodotti da poco tempo) conservati a bassa temperatura e con un indice di umidità bassissimo.
-  non superare mai la durata di 20-30 gg di assunzione.
Perché le patologie intestinali o meglio le disbiosi, vanno affrontate valutandone le cause, somministrando per brevi periodi i lactobacilli  (21-30 gg), perché l'uso indiscriminato e selvaggio di pre e probiotici esogeni comporta una sorta di assuefazione intestinale con difficoltà dello stesso a riprendere la normale funzionalità, una volta sospesi i "fermenti lattici" e perpetuazione della disbiosi.prodotti danno false indicazioni non supportate da evidenze cliniche specifiche.
Il buon funzionamento  dell'intestino dipende dalla collaborazione tra alimentazione, sistema nervoso, ormonale, habitat ( familiare, lavorativo, emozionale...) 
Per l'alimentazione, trattata dal prof. Seignalet ,docente universitario di alimentazione a Montpellier esponeva alcune tesi:
- la maggior parte delle reazioni chimiche dell’organismo umano è catalizzata da enzimi. Essi  hanno due proprietà
•per agire sul substrato, l’enzima deve legarsi in modo transitorio e deve essere complementare;
•l’enzima ha bisogno di cofattori, quali vitamine e/o  minerali.
Il nostro stato di salute dipende anche dal buon funzionamento degli enzimi. Occorre che essi agiscano nelle migliori condizioni possibili, ed il mezzo più efficace è costituito da una alimentazione  accurata, composta da micronutrizione e macronutrizione.
La micronutrizione permette di fornire all'organismo minerali e vitamine, cofattori degli enzimi, alcune molecole che l’organismo non è in grado di produrre, come, per esempio, alcuni acidi grassi polinsaturi. La micronutrizione è utile, ma da sola non è in grado di guarire le malattie più gravi.
La macronutrizione apporta agli enzimi i substrati adeguati ed eliminandone  altri. La tecnica consiste nell’escludere alcuni alimenti dannosi. L’alimentazione  attuale è spesso causa di malattie, spesso agendo con una modificazione del tenue conseguenza è la comparsa, di molecole, che non possono essere scisse o deframmentate dagli enzimi, mentre la mucosa intestinale viene lesa e resa eccessivamente permeabile.
Attraverso un tale tipo di mucosa, entrano nel flusso sanguigno grosse molecole alimentari e batteriche, che possono concorrere a causare alcune patologie.
I peptidi, sono molecole capaci di riconoscere i linfociti T, sono i responsabili delle malattie autoimmuni; le molecole non peptidiche si accumulano negli spazi extra-cellulari ed all’interno delle cellule, provocando patologie da "accumulo": fibromialgia, diabete di tipo 2 e la maggior parte dei tumori; l’eliminazione di molecole pericolose da parte dei leucociti, può provocare l’infiammazioni e difficoltà escretorie e potrebbero aversi: asma, psoriasi, morbo di Crohn.
L’alimentazione dovrà essere rimodellata con esclusione di latte e derivati, i cereali transgenici, prodotti cotti al di sopra dei 110°C. 

Gli enzimi
La maggior parte delle reazioni chimiche dell’organismo umano è catalizzata dagli enzimi, proteine specializzate che hanno le seguenti proprietà:
- accelerano le reazioni metaboliche
- hanno un'attività "faraonica" un solo enzima per tutte le molecole che compongono un substrato.
L’enzima si comporta come una chiave che apre una serratura e non come un passe-partout.
Il numero esatto degli enzimi è ancora sconosciuto. NEU e RANSBERGER (1995) ne collocano il numero fra 10.000 e 20.000. 
Il corredo enzimatico  e' variabile, soggetto a mutazioni genetiche.   
La micronutrizione
Diversi autori danno una maggiore importanza alla micronutrizione, pur non dimenticando la macronutrizione. Possiamo citare Menetrier (1958), Langley-Danysz (1988), Pauling (1988), Moudon (1989), Bucker e Stites (1994), Lederer (1994), 
Machlin (1994), Bourre (1995), Curtay e Souccar (1999), Massol (2000) e Lagarde (2001).
La micronutrizione ha lo scopo di fornire all’organismo i minerali e le vitamine che servono da co-fattori agli enzimi. Nei paesi occidentali si ha l’impressione che la nutrizione sia ricca, ma in realtà presenta delle frequenti carenze parziali nell’apporto di minerali e vitamine (Dupin e Hercberg, 1992). Questo deficit è dovuto a diverse cause; la principale è costituita dalle tecniche aberranti troppo spesso utilizzate in agricoltura e l’aumento in questa fine del XX° secolo (Seignalet, 1998).
Bisogna apportare all’organismo  minerali e vitamine. I prodotti dovranno essere a dosi fisiologiche (Lagarde, 2000), in quanto un apporto eccessivo può essere pericoloso quanto una carenza. 
Viene generalmente inclusa nella micronutrizione, l’assunzione di alcune molecole essenziali, che l’organismo non è in grado di produrre da solo. In questa categoria rientrano alcuni acidi grassi polinsaturi:
l’acido linoleico, punto di partenza della serie Omega 6,
l’acido alfa-linolenico, punto di partenza della serie Omega 3.
La micronutrizione è certamente molto utile, in quanto migliora il rendimento degli enzimi che degradano alcune molecole (catabolismo), che sintetizzano alcune altre molecole (anabolismo) o che depurano il corpo umano da diverse sostanze nocive, in particolare i radicali liberi.

La macronutrizione
Ha attirato un numero meno importante di ricercatori. Bach e Carton possono essere considerati dei precursori, alla metà del XX° secolo;  Kousmine (1980), Burger (1985), Fradin (1991) e Seignalet (1998). 
Questi autori non sottovalutano l’importanza delle vitamine, dei minerali e degli acidi grassi polinsaturi, si occupano di distinguere fra gli alimenti, quelli che sono pericolosi e non. Lo scopo di questo metodo è, in effetti, quello di apportare agli enzimi unicamente i substrati che sono utili. Siccome si tratta di enzimi digestivi, devono essere apportati gli alimenti che gli enzimi possono degradare. Una corretta digestione deve scindere i glucidi, i lipidi ed i protidi, fino ad ottenere delle piccole molecole: zuccheri semplici, acidi grassi di taglia piccola, aminoacidi e di- o tripeptidi. Quando queste molecole attraversano la mucosa dell’intestino tenue per entrare nella circolazione sanguigna o linfatica, possono essere facilmente utilizzate dall’organismo, sia per produrre energia (glucosio), che per la sintesi di glucidi, lipidi e proteine.
Al contrario, l’ingestione di substrati resistenti all’azione  degli enzimi digestivi provoca il ristagno nell’intestino di grosse molecole che non possono essere scisse. 

Ruolo dei fattori ambientali in patologia
Molte malattie hanno una patogenesi sconosciuta. Ad esempio la artrite reumatoide, il diabete senile, il carcinoma mammario e l’asma. Ed è così per almeno 80 affezioni, per non parlare che delle più frequenti.
Questa ignoranza in merito ai meccanismi dà luogo a delle difficoltà terapeutiche. Al posto di un trattamento eziologico, il solo veramente efficace, si propongono dei trattamenti meno validi, troppo spesso puramente sintomatici. 
Non ci si può dunque sorprendere se molte patologie vengono considerate come mal curabili o incurabili. E’ tuttavia possibile far luce sulla patogenesi di queste malattie. Hanno bisogno, per svilupparsi, dell’unione di fattori genetici e di fattori ambientali. Questo è stato dimostrato analizzando due dati:
frequenza delle affezioni nella popolazione generale = A
frequenza delle affezioni nei gemelli dei pazienti = B
B è nettamente più alto rispetto ad A, e questo comporta l’intervento di geni di suscettibilità. Ma B resta sempre nettamente inferiore al 100%, e questo prova che i geni non sono sufficienti e che anche i fattori ambientali hanno un ruolo. Se si vuole ottenere la guarigione, bisogna prendere in considerazione non soltanto i geni ma anche gli alimenti assunti.
Attualmente è impossibile modificare i geni. La terapia genetica è all’esordio. E’ invece possibile modificare alcuni fattori ambientali. In questo campo, sono due i fattori che vanno considerati: la mucosa dell’intestino tenue e l’alimentazione moderna.
Perché gli agenti esogeni possano avere un effetto nocivo, devono penetrare all’interno dell’organismo umano. Non possono attraversare la pelle, né la maggior parte delle mucose che sono costituite da più strati di cellule e sono troppo impermeabili. Solo due mucose possono essere considerate fragili, perché la loro superficie è molto estesa ed hanno un piccolo spessore. Sono le mucose degli alveoli polmonari e dell’intestino tenue. Ricordiamo che la mucosa dell’intestino tenue ha una superficie di 100 metri quadri ed uno spessore di 1/40 di millimetro., corrispondente ad un solo strato di cellule.
Attraverso gli alveoli polmonari possono passare numerose molecole tossiche contenute nel tabacco e nell’inquinamento atmosferico. Ma la maggior parte di particelle pericolose sono a contatto con la mucosa dell’intestino tenue. Nel tratto digestivo si trovano, da una parte, gli alimenti in corso di digestione e d’altra parte una flora batterica importante, due fonti molto abbondanti di molecole pericolose.
Se l’intestino tenue è l’organo essenziale, l’alimentazione moderna viene considerata come il secondo elemento principale. In effetti, gli enzimi sono adatti all’alimentazione preistorica, naturale, cruda, fisiologica e praticata da milioni di anni. Ma sono inadatti, almeno in parte, all’alimentazione moderna, instaurata solo dopo la civilizzazione, da 5000 anni in Francia, e ampiamente modificata dall’uomo che ha introdotto numerose sostanze artificiali e fuori dalla portata dei nostri enzimi.
In un soggetto che si alimenta secondo la maniera antica:gli alimenti sono scissi in piccole molecole inoffensive;i batteri sono numerosi e diversi, con circa 500 specie ma non sono aggressivi e vivono in simbiosi con l’ospite;la mucosa dell’intestino tenue, malgrado la sua apparente fragilità, rimane impermeabile, con enterociti uniti gli uni agli altri con tre tipi di legami (MINAIRE e coll., 1990). Lascia passare solo piccole molecole.
Conseguenze possibili dell’alimentazione moderna
In un soggetto che si alimenta secondo il modo odierno, la situazione cambia:
alcuni alimenti, a cui gli enzimi non sono adattati, non possono essere scissi correttamente. Grosse molecole alimentari, che non possono essere scisse, rimangono in circolazione. Questa modificazione del contenuto intestinale ha effetto sulla flora, che diventa una flora di putrefazione, con apparizione di nuovi batteri, più o meno patogeni. 
Questi batteri inducono delle risposte immunitarie a livello di numerosi linfociti che risiedono nelle pareti dell’intestino tenue. Queste risposte provocano la lisi dei batteri e liberano grosse quantità di molecole batteriche; il contenuto dell’intestino viene profondamente modificato, in quanto viene riempito di grosse molecole alimentari e batteriche. Diventa aggressivo per la mucosa dell’intestino tenue. Quest’ultima predispone dei mezzi di difesa (SARKER 
e GYR, 1992), rappresentati da mucine, tripeptidi e defensine. Questi mezzi sono geneticamente variabili a seconda dell’individuo, e quindi più o meno efficaci.
Fino a quando le difese tengono, l’intestino rimane impermeabile e la salute è buona. Ma l’esperienza dimostra che, nel 99% delle persone, ad una età variabile dall’infanzia alla vecchiaia, queste difese cedono. L’intestino è privato del muco protettivo e viene aggredito. Alcuni enterociti vengono uccisi, altri feriti, altri ancora allontanati gli uni dagli altri. La mucosa si trasforma in un “colapasta” attraverso il quale entrano nella circolazione generale:
delle molecole batteriche: peptidi, ADN, lipopolisaccaridi, poliamine;delle molecole alimentari: peptidi, proteine, lipidi, glucidi, poliamine, composti di Maillard, creati dalla cottura.
A seconda della struttura, queste molecole saranno attirate da un qualche organo o tessuto, dove andranno ad installarsi. Potranno provocare tre tipi di patologie.
A – La patologia auto-immune
                                                    
E’ caratteristica dei peptidi, sole strutture riconosciute dai linfociti T, a condizione che si presentino in coppia con una molecola HLA, generalmente HLA-DR. I linfociti T attivati scateneranno una risposta immunitaria diretta contro il peptide antigene e che va a colpire le cellule che ospitano questo peptide. Si comincia a conoscere o a sospettare l’identità dei peptidi, i loro bersagli e le malattie che provocano (SEIGNALET, 1999).
Ne citerò qualche esempio:
peptide della gliadina di alcuni cereali – enterociti – malattia celiaca;
peptide di Proteus mirabilis – sinoviociti – poliartrite reumatoide;
peptide di yersinia enterocolitica – tirociti – morbo di Basedow.

B – La patologia da intasamento 
E’ determinata dalle altre “scorie” alimentari e dai batteri, che non sono dei peptidi. Queste strutture diverse non vengono riconosciute dai linfociti T e dunque non può essere avviata una risposta immunitario. Ma sporcano l’ambiente extracellulare e le cellule. Il primo processo provoca la trasmissione di messaggi che coordinano il funzionamento delle cellule. Il secondo processo blocca gli ingranaggi enzimatici all’interno delle cellule e favorisce la liberazione di radicali liberi con azione distruttiva.
Le cellule sporcate hanno diverse possibili destini:
possono morire (ad esempio i neuroni nel Morbo di Alzheimer);
possono funzionare in maniera insufficiente (ad esempio le cellule Beta del pancreas nel diabete di tipo 2 in fase iniziale);possono funzionare male (ad esempio gli epatociti nell’ipercolesterolemia);possono diventare dolorose (ad esempio i miociti ed i tendinociti nella fibromialgia);possono diventare maligne (ad esempio, i 2/3 dei tumori, fra cui quelli al seno, alla prostata ed al colon).
C – La patologia da eliminazione
E’ la conseguenza dei tentativi effettuati dall’organismo per eliminare le scorie. Le molecole non possono essere scisse dagli enzimi e vengono prese in carico, intere, dai globuli bianchi, essenzialmente polinecleari, neutrofili e macrofagi, che le trasportano dalla circolazione sanguigna fino all’esterno dell’organismo, attraverso un organo emuntore. Purtroppo, la presenza di numerosi leucociti provoca una infiammazione dell’organo emuntori, responsabile di una malattia da eliminazione:
a livello del colon: colopatia funzionale, morbo di Crohn;
a livello dei bronchi: bronchite cronica, asma;
a livello della pelle: acne, psoriasi.
Lo stress interviene spesso come fattore scatenante all’inizio e nelle fasi successive di diversi tipi di affezione. Uno dei principali meccanismi è il seguente. In caso di stress, i neuroni liberano neuropeptidi. Questi messaggeri attivano le cellule che producono interferone gamma. Questo mediatore va a fissarsi sulla membrana degli enterociti e li allontana gli uni dagli altri. Nell’organismo entra una grande quantità di scorie che provoca l’avvio della 
patologia.
Nelle malattie autoimmuni, l’interferone gamma ha anche altri due effetti:
fa esprimere le molecole HLA-Dr attraverso cellule che non le hanno (BOTTAZZO e coll., 1983) e questo permette la raccolta del peptide antigene causale, con intervento dei linfociti T CD4+. Aumenta l’intensità della risposta dei linfociti T CD4+
Il regime alimentare ancestrale
Il miglior trattamento eziologico sembra quindi un ritorno ad una nutrizione vicina a quella preistorica. A questo scopo, bisogna escludere diversi alimenti e diversi prodotti contro natura, introdotti dall’uomo nell’alimentazione dagli inizi del neolitico. I principi di questo regime alimentare sono:
esclusione di latte di origine animale (mucca, capra, pecora) e dei suoi derivati: burro, formaggi, creme, yogurt, gelato; esclusione dei cereali mutati (grano, mais, segale, orzo, avena) e consumo di cereali non mutati (riso, grano saraceno, sesamo);
esclusione di prodotti troppo cotti e consumo esclusivo di alimenti crudi o cotti ad una temperatura inferiore ai 110°C; esclusione degli oli estratti a caldo e/o cotti, a favore di oli vergini da consumare a crudo; preferenza per i prodotti di agricoltura o di allevamento biologico; supplementazione in vitamine e minerali a dosi fisiologiche ed in proporzioni armoniose;
Risultati ottenuti con questo regime
                                                    
Il cambiamento nutrizionale risulta molto spesso e molto profondamente benefico, almeno in 75 patologie (SEIGNALET, 

2001). Attenua considerevolmente o estingue completamente le manifestazioni cliniche e biologiche:
più di 80 volte su 100 nella patologia auto-immune
più di 90 volte su 100 nella patologia da intasamento
più di 95 volte su 100 nella patologia da eliminazione 
I risultati precisi sulle principali malattie sono dettagliati alla tabella I.
I successi si ottengono, nella maggior parte delle volte, in qualche settimana o qualche mese. Se si sospende il regime alimentare, la ricaduta è quasi obbligatoria. Bisogna quindi parlare di remissione e non di guarigione, anche se le due situazioni sono analoghe se il regime alimentare viene seguito per tutta la vita. L’igiene alimentare risulta più efficiente se praticata da sola. In una minoranza di pazienti il beneficio è aumentato dall’assunzione di farmaci. Il regime alimentare può essere associato a qualsiasi terapia classica o non convenzionale.
Il regime alimentare ancestrale ha fallito in queste patologie: vitiligine, rettocolite emorragica, porpora trombocitopenica idiopatica, leucemia linfoide cronica, gammopatie monoclinali, tumori benigni in generale.
TESTI E STUDI RIPORTATI DAL LIBRO DI NUTRIZIONE DEL PROF.SEIGNALET

Oggi ,per combattere i problemi legati alla permeabilità intestinale e ad una alimentazione non sana , si può utilizzare una Xeolite particolare : La Clinoptilolite.
Roccia vulcanica lavorata con tecnologia tribolo-meccanica e ridotta in polvere finissima, è in grado di potenziare l’efficacia dei batteri lattici, nonché svolgere un’azione adsorbente su batteri e micotossine (candida compresa) senza assorbire peraltro farmaci dati in abbinamento. La somministrazione di Clinoptilolite permette di migliorare l’impermeabilità della parete intestinale migliorando nettamente la salute dell’intestino.Inoltre  ha una azione 
detossificante epatica molto forte. La Clinoptilolite sarà la soluzione per tutti i problemi di permeabilità intestinale? Ai posteri l’ardua sentenza , certo è che abbiamo una freccia in più nella nostra faretra per riportare in salute i soggetti malati o in disequilibrio.


Articolo a cura della D.ssa Silvana Raffaghello